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La tridimensionalità
La natura è fonte di ispirazione,
ma per riuscire a vedere oltre quello che mostra la natura bisogna
avere il dono della tridimensionalità, infatti, come diceva
Gaudì, “io posseggo la qualità di vedere lo spazio
perchè sono figlio, nipote e pronipote di calderaio; tutti
i grandi artisti del Rinascimento fiorentino erano cesellatori e creavano
volumi partendo da un piano. Non si può essere buoni architetti
se non si possiede la caldereria”.
Ora, mi pare ovvio che Gaudì aveva perfettamente ragione in
questo, perché non è possibile riuscire a progettare
correttamente se non si ha una visione tridimensionale e globale di
quello che si vuole realizzare. Per essere un buon architetto bisogna
avere il dono della tridimensionalità e per questo essere figlio
di artigiano aiuta molto, sia esso calderaio, fabbro, falegname, ecc.,
perché si è abituati a vedere nascere le cose partendo
da un elemento grezzo; nel mio caso, essendo io figlio di falegname,
da un semplice pezzo di legno vedevo realizzare un mobile, una porta,
una finestra da mio padre e per questo non si può dire che
non ho il dono della tridimensionalità. Il mio non vuole certo
essere un paragonarsi al grande maestro cataleno, peccherei di presunzione
in questo, ma semplicemente un evidenziare un suo pensiero che in
un certo modo mi avvicina a lui. Il progetto deve essere già
compiuto nella propria mente, la carta deve essere solo riportare
ciò che si vuole fare. Come mi disse una volta il mio professore
di progettazione 3 Domenico Taddei: “un progetto non si vede
in pianta, prospetto o in sezione, ma in prospettiva e per vederlo
tridimensionalmente è necessario che il progetto sia già
visibile nella nostra mente”.